Counterfeiting: Federalimentari, it costs half of the turnover (60 bil)

(AGI) – Roma, 10 feb. – “L’industria alimentare italiana e’ particolarmente sensibile al tema contraffazione, anche perche’ l’impatto che contraffazione e Italian Sounding hanno sul settore e’ di circa 60 miliardi di euro, circa la meta’ del fatturato totale prodotto dall’industria alimentare italiana, che e’ pari a 132 miliardi di euro, e il doppio rispetto al nostro export, 27 miliardi di euro. La nuova normativa europea sull’informazione al consumatore ha permesso di bloccare l’immissione sul mercato di 203 prodotti contraffatti, ed e’ un importante passo nella direzione giusta”. Lo ha detto Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, la Federazione di Confindustria che riunisce le Associazioni del comparto produttivo alimentare italiano, intervenuto nell’ambito del convegno Contraffazione e tecnologie di tracciabilita’ per il monitoraggio dei prodotti di largo consumo promosso oggi da Confindustria. Particolarmente pesante il fenomeno dell’Italian Sounding, cioe’ l’imitazione di un prodotto, attraverso il richiamo alla sua presunta italianita’ che non trova fondamento nel prodotto stesso. Solo fra il 2001 e il 2010 il fenomeno e’ aumentato del 180%. “Tali preoccupanti fenomeni testimoniano una verita’ che noi sosteniamo da tempo – continua Scordamaglia – e cioe’ che nel mondo c’e’ voglia di Made in Italy alimentare. Ogni anno 1,2 miliardi di persone nel mondo comprano un prodotto italiano e di questi ben 720 milioni sono consumatori fidelizzati.

Dall’altro queste dinamiche erodono una fetta significativa di valore a tutte le aziende italiane che puntano sull’export (ormai 1 impresa alimentare su 2 produce per i mercati esteri).

Con inevitabili ricadute sulla competitivita’ del settore. Se solo riuscissimo a “riconquistare” 1/3 di questo valore, portando il valore del nostro export a 50 miliardi, riusciremmo a creare oltre 100 mila nuovi posti di lavoro”. Contraffazione e Italian Sounding sono diffusi ovunque nel mondo, ma il picco e’ nel Nord America, dove secondo il Centro Studi Federalimentare il fenomeno ha un impatto pari a 27 miliardi di euro. In Usa, dove si registrano percentuali sconcertanti (sono imitazioni il 97% dei sughi per pasta, il 94% delle conserve sott’olio e sotto aceto, il 76% dei pomodori in scatola, il 15% dei formaggi), solo 1 prodotto alimentare su 8 di quelli venduti come Made in italy e’ realmente italiano. Ma non sono da sottovalutare anche le conseguenze in UE, dove contraffazione e imitazioni registrano un giro d’affari pari a 22 miliardi di euro. (AGI) Bru

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